Scrivere Zen con Natalie Goldberg

Natalie Goldberg in Italia. Tra ulivi secolari e pini maestosi, all’interno dei 40 ettari della storica Villa Lina, a Ronciglione (in provincia di Viterbo), la scrittrice americana, che vive a Santa Fe, nel New Mexico, ha tenuto un ritiro di sette giorni, durante il quale i partecipanti hanno potuto condividere ed esplorare la pratica della scrittura come meditazione zen.

La mattina a Villa Lina inizia con una colazione silenziosa. Fino alle 10.00 la parola è bandita. Dopo ci trasferiamo, una quarantina di persone circa, presso lo zendo, una grande struttura che ricorda una stalla o un fienile, dove inizia l’addestramento preceduto da una breve seduta di meditazione (quella di un’ora, facoltativa,, si svolge prima di colazione) durante la quale la Goldberg suggerisce di “ gustare la propria mente e osservarne la qualità”. Avevo letto qualche anno fa il suo libro “Scrivere zen. Manuale di scrittura creativa” (Ubaldini Editore, 1986): durante il ritiro abbiamo messo in pratica quello che è scritto nel libro (e anche in altri suoi libri, primo fra tutti “Wild Mind. Living the Writer’s Life”). Iniziamo con gli esercizi a tempo. Natalie ci dà degli argomenti su cui scrivere (Dove non sono mai stata? Il ricordo dell’odore di un fumo, Il ricordo del primo bacio, Il ricordo di un tappeto, L’ultima volta che ho visto qualcuno, Che cosa mi mancherà quando morirò, ecc.). Lei stessa inizia a scrivere. Passati 10 minuti, giù la penna. E via con un altro argomento e altri 10 minuti di scrittura. Poi ancora un altro argomento e così via. “Necessario per scrivere, – dice -, è darsi una struttura. E rispettando quella, scrivere fino alle ossa (Writing Down The Bones è il titolo originale di “Scrivere zen”). Dopo aver letto qualcosa in gruppo, ad alta voce, Natalie ci chiede di fare un esercizio di “richiamo”, senza dire “Mi è piaciuto quando…” ma ripetendo i dettagli (e le parole) precisi, che ci hanno fatto un effetto particolare. Nel manuale questo è chiamato “ascolto profondo e non valutativo”. «Esiste sempre uno scarto tra quello che pensi che la tua scrittura dovrebbe essere e quello che hai invece scritto – sottolinea Natalie -. Leggere ad alta voce è importante proprio perché aiuta a ridurre questo scarto e permette di continuare a scrivere». Come nella meditazione zen si impara a rimanere seduti e a non lasciarsi trascinare via, dal pensiero o dall’emozione, concentrandosi solo sul respiro, così anche nella scrittura non dobbiamo farci trascinare via dai primi pensieri con i quali entriamo in contatto quando iniziamo a scrivere. Tenere la penna in movimento aiuta a continuare e a tenere a bada quello che lo Zen chiama la Mente Scimmia, il censore interno, la parte della mente consapevole che giudica e ci fa buttare via quello che scriviamo. Nel pomeriggio svolgiamo gli esercizi che Natalie ci ha assegnato al mattino. Formiamo dei gruppi di 3-4 persone e sempre con il metodo dei 10 minuti cominciamo a scrivere. Immediatamente dopo, a turno, leggiamo ad alta voce per poi riprendere subito a muovere la penna su un altro argomento. Scrivere si fa e basta. E nel suo manuale di scrittura Natalie Goldberg lo ripete più volte: «È come quando si corre, più si fa, meglio viene. E con l’esercizio si impara a dare maggiore fiducia alla propria interiorità e a non dare retta alla voce che vorrebbe fare a meno di scrivere». E durante il ritiro a Villa Lina lo abbiamo sperimentato sui… nostri quaderni.

Scritto per  Scribarà-Scrittori per bambini e ragazzi

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